“Nel solco degli emigranti” – vitigni italiani nel mondo

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Il 28 aprile 2015, a Roma, presso il Museo dell’emigrazione Italiana (MEI), Complesso Monumentale del Vittoriano, verrà presentato il volume “Nel solco degli emigranti”, i vitigni italiani alla conquista del mondo, promosso dalla Fondazione MIgrantes, Sapienza Università di Roma e Società Geografica Italiana.

Un progetto comune di questi tre partners, ciascuno con le proprie com­petenze e il proprio punto di vista, per realizzare nella multidisciplinarietà e nella molteplice prospettiva una storia dell’Italia e degli italiani, un racconto di persone e di famiglie, di saperi e di sapori, di lavoro e di abilità, di paesaggi e di scenari. Il mutare nel tempo di tutti questi ele­menti comunica al lettore la ricchezza della vita e soprattutto testimonia quanto effettivamente la mobilità umana sia un fenomeno sociale vasto e complesso da richiedere agli studiosi, ma anche ai responsabili della cosa pubblica, una lettura sempre più chiara e aggiornata, una maggiore collaborazione al lavoro e una riflessione comune.

Il volume lega il passato e il presente della nostra emigrazione, manifestando a pieno titolo quanto gli italiani sia ano stati fecondi nel proporre modelli di vita lontani dalla nazione di nascita ma che ben si sono inseriti nei territori di emigrazione. Tali modelli si fondano su valori ancestrali che si sono trasformati con e durante l’emigrazione, diventando altro a seguito del metissage tra luogo di partenza e luogo di arrivo.
E così, il tralcio di vite gelosamente custodito nella valigia alla partenza, le bottiglie di vino scru­polosamente conservate nei numerosi viaggi è diventato sapore e colore dell’Italia fuori dei confini nazionali, ma anche ricordo e testimonianza di valori familiari, di tradi­zioni passate di padre in figlio, di segreti messi in atto perché la terra risponda al lavoro nel modo migliore.
Lì dove erano i sassi e la terra brulla gli italiani hanno creato vigne e fatto nascere grappoli sani testimoniando quanto la tenacia dell’uomo, la conoscenza – il più delle volte popolare – dell’agri­coltura e l’unione per uno scopo comune, siano effettivamente propositivi e produttivi. L’impegno si è però trasformato nel tempo anche in studio sistematico di tecniche e strumenti di meccanizzazione tant’è che attualmente c’è un po’ di Italia o meglio, di vino italiano, in tutte le parti del mondo.

 

http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/s2magazine/index1.jsp?idPagina=41

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