I consorzi di tutela nel testo unico del vino

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L’esame del testo unico di legge oggi parte da un’interrogazione presentata qualche giorno fa dal deputato Carella al Ministro delle politiche agricole e forestali.

L’atto ispettivo verte su una questione che reputiamo oggi attinente con l’articolo 37 della proposta di legge, tesa ad unificare e razionalizzare la legislazione del settore vitivinicolo italiano.

Nel testo dell’interrogazione il deputato chiede al ministro se è a conoscenza dell’intenzione da parte del Gruppo Italiano Vini, proprietaria della storica cantina “Fontana Candida” con sede nel comune di Monte Porzio Catone, di spostare, tramite deroga ministeriale, l’imbottigliamento del vino “Frascati doc” nella comune umbro di Orvieto, fuori dalla zona di produzione.

Una richiesta che sembra andare in contrasto con la battaglia portata avanti, come ricordato nella stessa interrogazione, dalle maestranze del Frascati doc che quindici anni fa hanno ottenuto il vincolo dell’imbottigliamento in zona per il vitigno più famoso dei castelli romani e che oggi nella sua versione “superiore” insieme al Canellino di Frascati e al Cesanese del Piglio rappresenta una delle tre DOCG del Lazio.

Il deputato mette inoltre in rilievo come la delocalizzazione dell’imbottigliamento determinerebbe gravi ripercussioni occupazionali e sottolinea infine che “il vino Frascati doc è un prodotto fortemente legato al luogo di produzione e non si può tutelarlo e valorizzarlo appieno fuori dal suo territorio”.

Abbiamo voluto segnalarvi questa interrogazione, non tanto per aprire una discussione sull’opportunità o no di dislocare le varie fasi della produzione del vino in diversi territori, ma come caso emblematico della necessità di valorizzare il ruolo dei Consorzi di Tutela anche in queste occasioni, quando gli uffici del Mipaaf sono chiamati ad occuparsi delle deroghe ai disciplinari di produzione e che, come illustrato nel precedente post, secondo l’articolo 36 partecipano con un membro al Comitato nazionale dei vini DOP e IGP.

L’articolo 37 di quello che per comodità abbiamo chiamato il testo unico del vino, in discussione alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati affronta poi proprio il tema dei consorzi definendone competenze e ruoli. Per ogni DOP e IGP potrà essere costituito e riconosciuto dal Mipaaf un consorzio di tutela,  tale riconoscimento avverrà allorquando  l’organizzazione sia rappresentativa di almeno il 35% dei viticoltori e di almeno il 51% della produzione certificata riferita agli ultimo biennio, o salvo deroga in caso di passaggio da DOC a DOCG e da IGT a DOC.

Il consorzio, riconosciuto come organizzazione interprofessionale, dovrà essere retto da uno statuto che rispetti i requisiti individuati dal Mipaaf e dovrà disporre di strutture e risorse adeguate ai compiti, infine sarà tenuto a dimostrare, tramite verifica ministeriale, la rappresentatività nella compagine sociale di almeno il 40% dei viticoltori e del 66% della produzione certificata.

Sarà consentita inoltre la costituzione di consorzi di tutela per più DOP e IGP che ricadano nello stesso ambito territoriale, provinciale regionale o interregionale, purché per ciascuna denominazione o indicazione sia assicurata autonomia decisionale.

Tali consorzi si occuperanno di avanzare proposte di disciplina regolamentare e di svolgere compiti consultivi relativi al prodotto interessato nonché collaborativi nell’attuazione della normativa. Espleteranno inoltre un’attività di assistenza tecnica e di valutazione economico-congiunturale della DOP o dell’IGP e ogni altra attività tesa alla valorizzazione del prodotto. Potranno collaborare, secondo le direttive del Mipaaf, alla tutela e alla salvaguardia della DOP e dell’IGP da abusi, e svolgere nei confronti dei soli associati funzioni di cura generale degli interessi.

Spetterà inoltre ai consorzi definire, previa consultazione dei rappresentanti di categoria della DOP o dell’IGP l’attuazione delle politiche di Governo dell’offerta, agire in tutte le sedi giudiziarie e amministrative per la tutela delle denominazioni e svolgere azioni di vigilanza e salvaguardia, Quest’ultime saranno però distinte dall’attività di controllo sotto il coordinamento dell’ICQRF in raccordo con le regioni.

Il consorzio potrà proporre l’inserimento del marchio consortile nel disciplinare di produzione come logo della DOP e dell’IGP, che sarà utilizzato come segno distintivo delle produzioni conformi.

Infine entro i sei mesi successivi all’entrata in vigore del testo unico del vino un decreto del Mipaaf, sentite regioni e province autonome, stabilirà le condizioni per consentire di svolgere le attività previste dall’articolo 37.

 

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