Testo unico del vino, DOP e IGP produzione e politiche di mercato

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Continua sulle pagine di questo blog la disamina del provvedimento in discussione alla Camera a firma del Presidente della Commissione Agricoltura Luca Sani e di altri deputati. Dopo aver affrontato il tema del disciplinare riguardante la produzione dei vini DOP e IGP ci spostiamo ad analizzare il capitolo III del titolo IV riguardante la gestione della produzione e le politiche di mercato. Secondo l’articolo 32 del provvedimento la rivendicazione delle produzioni delle uve e dei vini DOP e IG avverrà annualmente da parte dei produttori contenstualmente alla dichiarazione di vendemmia o di produzione. I dati delle dichiarazioni saranno a loro volta messi a disposizione, mediante i servizi del SIAN, delle regioni, degli altri enti preposti alla gestione e al controllo delle denominazioni e delle indicazioni e degli organi statali preposti ai controlli nonché ai consorzi di tutela. 

La coesistenza, a norma dell’articolo 33, in una medesima area di produzione di vini DOP e IG sarà consentita previa annuale scelta vendemmiale da parte del produttore, inoltre anche un medesimo vigneto potrà ospitare contemporaneamente DOCG, DOC e IGT ma la resa massima di uva e di vino non potrà superare il limite massimo più restrittivo tra quelli stabiliti dai disciplinari di produzione. Oltre a prevedere il passaggio dal livello di classificazione superiore a quello inferiore sarà possibile per una DOCG, una DOC e un’IGT passare rispettivamente ad altra DOCG, DOC e IGT purché le denominazioni e le indicazioni insistano sulla medesima area, la produzione abbia requisiti richiesti per denominazione specifica e allorché la resa massima di produzione sia uguale o superiore a quella di precedente appartenenza.
Il declassamento delle produzioni potrà avvenire per perdita dei requisiti chimico-fisici e organolettici o per scelta di produttore o detentore, inviando formale comunicazione all’organismo di controllo autorizzato. Il prodotto declassato potrà comunque essere commercializzato con altra denominazione o indicazione o con altra categoria. Il taglio tra due o più mosti o vini, DOP e IGP, comporterà la perdita del diritto all’uso della denominazione del prodotto che potrà essere catalogato come IGT qualora ne avesse le caratteristiche, inoltre anche il taglio tra vino atto e certificato determinerà la perdita dell’attestazione, salvo la possibilità di richiedere nuova certificazione sulla partita nuova.
Il trasferimento, fatte salve le deroghe previste dai specifici disciplinari di produzione, al di fuori della zona di produzione delimitata di mosti e vini atti a divenire DOP e IGP comporterà la perdita del diritto alla rivendicazione delle denominazioni e delle indicazioni della partita stessa, solo in casi eccezionali, non previsti dalla normativa vigente e su istanza motivata dell’interessato sarà possibile il trasferimento temporaneo previa autorizzazione ministeriale.
L’articolo 34 del provvedimento affronta poi il tema dell’analisi chimico-fisica e organolettica, che sarà obbligatoria per i vini DOP prima di procedere alla loro designazione e presentazione, la positiva certificazione avrà valore di 180 giorni per i DOCG e di due anni per i vini DOC e di tre anni per i vini DOC liquorosi. L’esame analitico, che riguarderà anche le indicazioni geografiche, dovrà riguardare almeno i valori degli elementi stabiliti dall’articolo 26 del regolamento CE 67/2009 e di quelli caratteristici delle DOP e delle IGP indicati nei disciplinari. Infine l’esame organolettico sarà effettuato da apposite commissioni di degustazione indicate dalla competente struttura di controllo e riguarderà la limpidezza, l’odore, il sapore contenuti nei disciplinari. Le commissioni d’appello saranno istituite presso il Comitato Nazionale dei vini DOP e IG, di cui parleremo domani, e saranno incaricate di revisionare le risultanze degli esami organolettici effettuati dalle commissioni. Le procedure e le modalità per lo svolgimento degli esami saranno stabilite con decreto del Mipaaf di concerto con il Mef e d’intensa con la Conferenza permanente Stato-regioni.
L’articolo 35 infine norma il settore delle politiche di mercato prevedendo per le regioni, su proposta dei Consorzi di tutela e sentite le organizzazioni di categoria, in caso di annate favorevoli la possibilità di aumentare sino ad un massimo del 20% le rese massime di uva e vino. Tale esubero potrà essere destinato a riserva vendemmiale o sbloccato con provvedimento regionale per soddisfare esigenze di mercato. Discorso inverso in caso di annate sfavorevoli durante le quali si potrà chiedere una riduzione delle rese massime consentite fino al limite reale dell’annata.
Come già annunciato domani affronteremo l’articolo riguardante l’istituzione del Comitato nazionale vini DOP e IGP, riservando poi un’analisi attenta all’articolo riguardante i consorzi di tutela, che con il passare degli anni stanno sempre più assumendo un ruolo fondamentale nella valorizzazione del prodotto vino.

 

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