Fivi alle regioni, no a via libera arricchimento mosti

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Pubblichiamo la nota della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti sulla questione dell’aggiunta di Mosto Concentrato Rettificato, voi che ne pensate?

La Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, si oppone con fermezza alla decisione di varie regioni italiane di autorizzare, su richiesta dei Consorzi di Tutela, per l’annata 2015 l’arricchimento del vino. Lo annuncia l’associazione presieduta da Matilde Poggi, a nome delle oltre 900 aziende associate, che ha messo nero su bianco la propria contrarieta’ scrivendo agli assessori all’agricoltura delle regioni e province autonome. L’annata 2015, osserva la Fivi, ”tutto puo’ dirsi tranne che poco soleggiata”. Nella missiva, inviata oggi, la federazione dei Vignaioli Indipendenti chiede ”una radicale revisione dei criteri di autorizzazione dell’arricchimento che porti la stessa pratica ad essere correttamente intesa come una extrema ratio, cui ricorrere solo nelle annate effettivamente estremamente sfavorevoli oppure in aree eccezionalmente colpite da avversita’ atmosferiche”. ”L’arricchimento – conclude – non puo’ essere considerato “un diritto” e non e’ comprensibile come annate cosi’ diverse come la 2014 e la 2015 lo possano prevedere entrambe”. Secondo Matilde Poggi “l’arricchimento favorisce i furbetti che manipolano vini di bassa qualita’ a discapito di chi lavora seriamente. Questa normativa avvantaggia i produttori poco seri e non tiene conto di una domanda che nel mondo e’ composta sempre piu’ di consumatori che cercano un rapporto franco e leale con i produttori e privilegiano vini di qualita'”.

L’arricchimento consiste nell’aggiunta al mosto d’uva o al vino in fermentazione di Mosto Concentrato Rettificato (MCR) portando ad un aumento del tenore alcolico finale. La normativa europea prevede che l’arricchimento sia consentito dagli stati “qualora le condizioni climatiche lo richiedano” e lo Stato italiano ha delegato le regioni a decidere in materia, “previo accertamento della sussistenza delle condizioni climatiche”. Attualmente sono circa 900 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 9.000 ettari di vigneto; 65 milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,6 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 240 milioni di euro. I 9.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49% in regime biologico/biodinamico, per il 10% secondo i principi della lotta integrata e per il 41% secondo la viticoltura convenzionale.

fonte: ANSA.

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