Vino, individuati i primi due lieviti autoctoni

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purple-grapes-553463_1920La traduzione della parola inglese wild è selvaggio, ma anche sinonimo di parole che hanno a che vedere con la passione e la libertà. Wildwine è un progetto di ricerca internazionale della durata triennale, partito nel 2012 grazie ai fondi dell’Unione Europea. Fanno parte della ricerca la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, l’Université Bordeaux Segalen e l’Istituit Francais de la Vigne et du Vin, l’Universitat Rovira i Virgili di Tarragona, e l’Istituite of Technology of Agricoltural Products and Wine of Athens.

Unica associazione italiana a prendere parte alla ricerca, che mira ad identificare ceppi di lieviti e batteri indigeni per lo sviluppo di colture starter originali, è il Consorzio Barbera Vini d’Asti e del Monferrato che nelle scorse ore ha annunciato in una nota congiunta con il gruppo Disafa del Dipartimento di Scienze Agrarie l’individuazione di due lieviti autoctoni.

Un’indagine condotta su quindici vigneti, ha permesso quindi lo studio di seicento ceppi dal potenziale enologico che hanno portato alla selezione di due biotipi di lieviti autoctoni che permetteranno di rafforzare l’interpretazione dei vini di terroir nel territorio del Barbera d’Asti docg e che saranno in commercio dalla prossima vendemmia.

“Questi lieviti – ha commentato il presidente del Consorzio Filippo Mobrici – sono i primi a livello mondale, figli di una zona vitivinicola patrimonio Unesco”

Un bel risultato per il futuro del vino mondiale, che punterà a caratterizzare sempre più i vini territoriali evitando quella tendenza all’appiattimento sensoriale dovuto da lieviti commerciali non indigeni.

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