Storia e civiltà del vino a scuola, al Senato una proposta di legge

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IMG_2276Istituire l’insegnamento della storia e della cultura del vino nelle scuole primarie e secondarie è questa la proposta contenuta nel disegno di legge presentato oggi al Senato dal senatore Dario Stefàno alla presenza di molti esponenti del comparto vinicolo italiano. Il vino come elemento di cultura, un’interpretazione innovativa per il nostro paese, per la Francia lo è da decenni, che si sta facendo sempre più largo in questi anni anche grazie al lavoro delle istituzioni e del Parlamento che ha introdotto nel primo articolo del testo unico del vino, in discussione in Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, il concetto rivoluzionario del vino come patrimonio culturale del paese e che trova nella proposta Sani, allo studio della Commissione cultura, di cui vi parleremo nei prossimi giorni, e nella proposta Stefàno un tema di svolgimento e concretezza.

“È venuto il tempo che l’Italia recuperi la consapevolezza delle proprie identità per questo ho voluto proporre l’introduzione della materia di insegnamento obbligatoria sulla storia e la cultura del vino, non vogliamo insegnare ai ragazzi a bere ma raccontare la storia del nostro paese anche attraverso la storia vinicola italiana, non c’è infatti pagina storica che non incroci il vino” ha affermato il senatore Stefàno, durante la presentazione del provvedimento nella Sala Nassyria di Palazzo Madama, che ha continuato “il provvedimento presentato è composto da sei articoli che constitutiscono l’impalcatura, una volta approvato saranno definiti dei regolamenti attuativi e nel frattempo partiranno in alcune regioni dei progetti pilota, lo sforzo che vogliamo fare è quello di spostare l’idea del vino da una dimensione meramente gustativa ad una dimensione culturale più ampia che parli di storia e territori”

“Nel 1991 in Francia la legge Evìn, che normava i limiti alla pubblicità delle bevande alcoliche, affrontò la questione delle problematiche dell’alcol connesse al mondo giovanile in senso negativo e positivo includendo all’incipit della legge la frase ‘Bere è una responsabilità’ e prevedendo tra l’altro una comunicazione alternativa per il vino francese con cinque pullman che attraversando la Francia raccontavano agli studenti i terroir, le tecniche di produzione, la distillazione e le esperienze sensoriali. Una serie di iniziative, che in un paese in cui negli anni ottanta il consumo di alcol era una piaga, dopo dieci anni dall’approvazione del provvedimento Evìn, hanno registrato un dimezzamento del consumo irresponsabile di alcol nei giovani. Fare cultura del vino è la chiave per insegnare un consumo responsabile – ha affermato il professor Attilio Scienza, durante la conferenza stampa –  in Italia purtroppo si è persa l’abitudine di consumare vino in famiglia, quando i giovani lo consumavano a casa era una bevanda sana che faceva parte della cultura mediterranea ora troppo spesso è sinonimo di svago, è necessario riportare quindi il vino ad una dimensione culturale, legata al territorio, questa proposta di legge è fondamentale, rappresenta la prima tappa di un processo che deve essere sviluppato negli anni a venire”

“Oggi chi ama capire il vino – ha affermato Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi – si approccia sempre con un minimo di cultura, con la mente, prima che con i sensi, però non è assolutamente sufficiente i ragazzi, spesso e volentieri, quando insegno all’università dicono che manca un approfondimento dell’aspetto culturale che sono costretti a ricercare fuori, a Viterbo per esempio a breve partirà un corso di comunicazione culturale del vino. Questi progetti servono a dare consapevolezza che il vino non è una bevanda, nel senso di ingerire un liquido, oggi il vino se attrae continue attenzioni lo deve alla passione, al calore e all’amore di chi lo produce”

“Quando parliamo di altri prodotti enogastronomici parliamo di rappresentanze territoriali specifiche, il vino italiano rappresenta, invece, meglio di nessun altro prodotto il nostro paese, in Italia ci sono più vini che campanili, una ricchezza tipicamente nostra caratterizzata da una trasversalità territoriale. Insegnare il vino nelle scuole significherà quindi educare a bere con intelligenza e quindi con moderazione, così quando mi avvicino ad un prodotto vinicolo dell’Etna conoscendone storia e paesaggio io assaggio quel territorio” ha concluso Cotarella

Anche per la Federvini la proposta Stefàno rappresenta un’iniziativa importante per valorizzare il vino, le regioni vinicole e l’intero comparto economico come ha ricordato infatti Isabella Marinucci “queste iniziative accompagnano verso un consumo responsabile e culturale contestualizzando il vino nei territori”

A conclusione della conferenza stampa di presentazione del DdL Stefàno il segretario generale dell’Unione italiana vini Paolo Castelletti ha affermato “Siamo lieti che il senatore abbia raccolto quelle istanze che come UIV ed in generale come mondo produttivo portiamo avanti da anni, traducendole in un testo organico, ci auguriamo quindi che si possa arrivare presto all’approvazione del provvedimento che rappresenta un’iniziativa importante per due motivi, non solo per la valorizzazione del patrimonio storico e sociale del nostro paese, che ha delle potenzialità in alcuni casi ancora inespresse, ma perché rappresenta un veicolo importante per diffondere modalità mature e responsabili per approcciarsi al vino”

“Unica soluzione per evitare devianze e abusi, presenti sempre più anche in fasce d’età basse – ha concluso Castelletti – è intervenire in età scolare dotando i giovani di un bagaglio informativo serio. Come UIV ad esempio abbiamo avviato su questo tema un tavolo di lavoro con nutrizionisti, medici e psicologi e spesso svolgiamo attività formative, siamo tra l’altro soci fondatori di Wine in Moderation che nel suo credo ha la formazione al bere responsabile”.

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