Di Langhe, di vino.

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Un viaggio nelle Langhe è un po’ come toccare la storia del vino italiano con le dita. È il Nebbiolo il fil rouge di un percorso che ti porta a scoprire il vitigno nelle sue declinazioni Barolo e Barbaresco.Fino ad immergerti in ogni singola menzione geografica, Cannubi, Serralunga, Liste, Fossati, per citarne alcune tra le più famose. Tutte zone limitate che hanno loro caratteristiche marcate, che in pochi ettari donano al vino un’impronta inconfondibile, dopo alcuni assaggi.

imageSono le Langhe di Camillo Benso Conte di Cavour, di Luigi Einaudi, di un pensiero liberale che segna il modus operandi dei langhetti. Di Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Della Resistenza. Sono la storia di nobili, mezzadri e mercanti. Di Bruno Giacosa, Renato Ratti, di re Vittorio Emanuele II e di suo figlio Emanuele di Mirafiore, di Giovanni Gaja, di quei tanti personaggi che hanno contribuito in oltre centocinquant’anni a far crescere il Barolo e il Barbaresco in Italia e nel mondo.

Ad un’ora dal confine della Francia i langhetti hanno saputo trarre dai cugini francesi importanti insegnamenti in enologia e viticoltura. Dalla non densificazione degli impianti passando per la necessità di assumersi un rischio nei tempi della vendemmia fino ad arrivare all’utilizzo dei Cru per individuare zone di eccellenza. Pratiche che ormai da centinaia di anni hanno fatto grandi le zone e la produzione vinicola di Champagne, di Bordeaux e della Borgogna.

Sono le Langhe dei castelli e dei panorami a 360 gradi, veri e propri teatri naturali, disegnati dall’uomo, che tolgono il fiato offrendo alla sguardo dell’avventuriero geometria e bellezza, discese ardite e risalite. Basti pensare che nel 2014 per la prima volta l’Unesco dichiara Patrimonio dell’umanità un paesaggio vitivinicolo, attribuendo alla zona delle Langhe, del Roero e del Monferrato questo importante riconoscimento.image

Il luogo dove gli artigiani del vino hanno accettato ormai da decenni delle sfide, quelle della produzione e del mercato, e sono complici attenti dei vitigni, dei terreni e del clima. E dove il clima oggi impone nuove attenzioni, nuove sperimentazioni.

imageLe Langhe di una coltivazione che tende sempre più al naturale, puntando a creare un habitat che fornisca alla vite gli strumenti necessari per aumentarne la capacità di resilienza, abbandonando con coraggio la strada dei concimi di sintesi e diserbanti. Quel susseguirsi e rincorrersi di colline che in questi anni hanno riscoperto e esaltato vitigni tradizionali, tutelato e valorizzato un vitigno come il Nebbiolo che è nel loro dna e sperimentato, con successo, produzioni in alta quota come il Riesling o l’Alta Langa, un metodo classico piemontese, quest’ultimo, a base di Pinot Nero e Chardonnay, che sta registrando una crescente attenzione da parte di enoappassionati e consumatori, con un occhio attento anche al Nebbiolo in versione spumante.

Le Langhe sono per il vino storia antica, storia presente e lasciatemelo dire, sempre più, storia futura come del resto lo sarà il vino italiano che in questi anni potrà nello scacchiere interno e internazionale giocare una partita importante, puntando su una produzione di qualità e imparando a comunicarsi di più, perché come giustamente ricorda spesso Angelo Gaja “bisogna fare, saper fare, saper far fare e far saper”. Anche perché quando si scopre la storia che c’è dietro ad una bottiglia di vino italiano capita di emozionarsi e si impara anche a trattarla con il dovuto rispetto.

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