Salvo Foti, l’Enologo dell’Etna

DSC_0151

Di una mattinata etnea non vi narrerò di vini, o meglio non vi parlerò di sfumature di colore, aromi, acidità ed equilibrio né tanto meno di punteggi, c’è già chi lo fa, di certo con più competenze di me. Quello di cui voglio parlarvi è di terra, uomini e vitigni.

È, infatti, la seconda volta nella mia breve esperienza di “vino” che mi sento dire questa frase: il vino è il risultato della terra, del vitigno e dell’uomo. L’una non esclude l’altra, l’altra non può fare a meno dell’una. Solo un’armonia tra queste dimensioni, che si sintetizza nella parola rispetto, può dare vita ad un vino “perfetto”, un vino che oltre ad analisi tecniche impeccabili sia in grado di parlare, di emozionare.

Ecco ieri tra i terrazzamenti etnei ho capito la forza, la visione dell’Enologo dell’Etna, Salvo Foti. Così se si vuole comprendere come il Carricante o il Nerello Mascalese sappiano interpretare “‘a Muntagna” non si può fare a meno di assaggiare i suoi vini.

È un uomo riservato e umile, capace di testardaggine e visione, caratteristiche queste che ho riscontrato con piacevole costanza ogni volta che ho avuto la fortuna di condividere un dialogo con un artigiano del vino. Salvo Foti ha un rapporto simbiotico con il vulcano. Il Palmento ha una finestra che racconta, come in quadro, le sue pendici e mentre degusti il territorio, coccolato dalle canzoni in sottofondo di Pino Daniele e Fabrizio De André, ad ogni sguardo ti toglie il fiato. Salvo Foti e i suoi vini, lo capisci subito, appartengono a quelle pareti che scendono con velocità verso il mare.

Foti ha scelto l’Etna e i suoi vitigni in tempi non sospetti quando a fine anni ottanta la moda erano i vitigni internazionali. Ha sostenuto questa intuizione con studi e sperimentazioni. Nel 1988 dà vita con il professor Rocco Di Stefano, e anche grazie alla sensibilità di Giuseppe Benanti, al Progetto Etna uno studio sulla viticoltura etnea, ancora oggi strumento di riferimento per i nuovi avventurieri.

Quando hai l’occasione di visitare la sua vigna a Milo, zona della Doc Etna Bianco Superiore (prima doc siciliana), comprendi cosa vuol dire lavorare la terra e come sia vero che i paesaggi italiani siano disegnati da un artista a noi noto da millenni, chiamato uomo.

I terrazzamenti per le viti ad alberello creati con i muri a secco di pietra lavica, arte questa che dovremmo evitare di perdere anche grazie al supporto di lungimiranti interventi legislativi che salvaguardino, ma soprattutto aiutino a sostenere il nostro prezioso tessuto produttivo.

Le tecniche per far scendere di oltre un metro le radici al fine di incontrare la terra “umida”.

La sabbia capace di assorbire quell’acqua copiosa che coccola ogni anno le vigne di Milo e il suo Carricante.

E i ripiddu, le lacrime dell’Etna che danno la loro inconfondibile impronta ai vini.

Questi mesi di chiacchierate tra le vigne e racconti di vendemmie mi hanno fatto capire che il vino non mente, ma rispecchia l’animo di chi lo produce. Ecco l’Enologo dell’Etna di vini “perfetti” ne produce da anni, vini che raccontano di lui, della sua visione e dei suoi studi e delle sue esperienze, tante, sul campo.

E se oggi i vini etnei parlano inglese, americano, giapponese, cinese, e riempiono le serate nostrane è anche, forse soprattutto, grazie a lui.

 

DSC_0212

DSC_0138

DSC_0145

DSC_0142
DSC_0133

DSC_0227

DSC_0225

DSC_0208

DSC_0184

DSC_0158ù DSC_0155

Un pensiero riguardo “Salvo Foti, l’Enologo dell’Etna

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *